L’intento era di attivare con i ragazzi un dialogo non formale nel corso di un’ora di lezione messa a disposizione di una scuola che ha deciso di dare ai ragazzi nuove opportunità formative.
Dopo una breve presentazione introduttiva si pensava di concentrare la discussione sulla crescita-sviluppo del territorio di Savona piuttosto che sul tema proposto, “la Marina di Margonara”, considerato come un caso concreto del problema generale dello sviluppo. La mia preoccupazione era che la gran differenza di età e di esperienza potesse generare una qualche timidezza a scapito del dialogo, come spesso succede in queste situazioni.
Avevo appena finito di raccontare un po’ della mia storia personale e professionale che, con piacevole sorpresa, sono stato “inchiodato” a un franco, e a volte duro, scambio di opinioni per oltre due ore, interrotto alla fine dal richiamo all’ordine dei professori che sollecitavano il ritorno in classe mentre ancora molte mani sollevate chiedevano diintervenire; e la chiacchierata e’ poi continuata in piccoli gruppi nei quali sono stato successivamente coinvolto fin nel cortile della scuola durante la ricreazione.
Al di là delle singole posizioni, a volte oltranziste e forse un po’ “tranchant” come è spesso normale a quell’età; nella prima parte del dialogo è prevalso purtroppo un diffuso e preoccupante senso di sfiducia e di pessimismo sul proprio futuro e su quello del territorio e più in generale sulla attuale società all’interno della quale stanno crescendo. In particolare rifiuto dell’attuale classe dirigente, politica e imprenditoriale, tutta accumunata in un’unica categoria poco credibile, ripiegata su interessi personali, priva di valori da condividere e spesso anche della professionalità e della deontologia necessarie a far fronte alla complessità del mondo attuale e quindi al suo governo.
A conferma di tutto ciò si coglieva in maniera palpabile l’atteggiamento di respingere qualsiasi proposta proveniente da una classe dirigente ai loro occhi oramai poco credibile; nello stesso tempo emergeva un senso di rassegnazione e di impotenza che li ingabbiava, senza riuscire ad individuare vie d’uscita, ma del quale avrebbero voluto liberarsi.
E queste sensazioni potrebbero, forse, spiegare, con un qualche ottimismo, l’interesse a confrontarsi, cogliendo magari nell’occasionale interlocutore una voce che offriva una possibilità di sblocco per il superamento delle loro attuali convinzioni.
E forse mi è sembrata questa l’occasione per andare oltre la sterile polemica e capovolgere in termini positivi la nostra discussione. Infatti, a quel punto, ho invitato ragazzi a rispondere in termini costruttivi al mio quesito: “Ma voi cosa proponete come modello di sviluppo per la crescita del vostro territorio? “, coinvolgendoli così in un ruolo di protagonisti e non di semplici spettatori del proprio futuro.
Sia pure con le difficoltà connesse con la novità della domanda e della situazione, il confronto ha assunto di colpo un risvolto costruttivo, facendo emergere suggerimenti e proposte magari ingenue e poco strutturate, ma certamente appassionate e con alcune apprezzabili novità, soprattutto senza mal celati interessi di parte.
Il clima nuovo di interessi generali instauratosi ha dato un senso di speranze: in condizioni diverse, è lecito confidare nel superamento della rassegnazione.
Sembrava rafforzarsi la volontà di riappropriarsi del proprio futuro, con grande attenzione alla necessità di un impegno basato su valori, alla realizzazione di una propria vita professionale condotta da protagonisti.
Liceo Scientifico
Savona, 29 marzo 2011
Giovanni Gambardella